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Politica antifrode del POR PUGLIA FESR-FSE 2014-2020 

Politica Antifrode del POR Puglia FESR-FSE 2014-2020

 Tolleranza zero verso le frodi

 
La Regione Puglia persegue l'obiettivo di far fronte in modo mirato ai principali rischi di frode1 che possono manifestarsi nell'attuazione del Programma, fornendo una risposta proporzionata e adatta alle specifiche situazioni relative all'erogazione dei fondi FESR ed FSE in Puglia, in ottemperanza all'art. 125, par. 4, lett. c)2 e alle indicazioni fornite dalla Nota EGESIF (Expert Group on European Structural and Investment Funds) 14-0021-00 del 16/6/2014.
 
L'Autorità di Gestione persegue tale obiettivo mediante una pluralità di azioni coerenti e associate tra loro, intraprese nell'ambito di un approccio unitario e strutturato, che costituiscono la Policy Antifrode del POR e si esplicano nelle quattro fasi del ciclo di lotta alle frodi individuate dalla precitata Nota EGESIF: 
a. prevenzione;
b. individuazione;
c. rettifica;
d. azione giudiziaria.
 
Ai fini della PREVENZIONE delle frodi, l'Amministrazione regionale ha adottato misure generali e specifiche che assicurano:
  • la diffusione e il mantenimento di una cultura etica appropriata di lotta alla frode. In tale ambito riveste particolare importanza il Codice di Comportamento dei dipendenti della Regione Puglia e le norme che esso pone, tra l'altro, in materia di conflitto di interessi3;
  • la realizzazione di un'autovalutazione approfondita e costantemente aggiornata dei rischi di frode connessi all'attuazione del POR Puglia 2014-2020 e delle conseguenti contromisure adottate attraverso specifici piani di azione; 
  • una chiara assegnazione delle responsabilità in merito all'istituzione ed alla verifica di efficacia dei sistemi antifrode in vigore;
  • la realizzazione di attività di formazione e sensibilizzazione specifiche;
  • un sistema di controlli interni solido e correttamente attuato con strumenti di controllo costantemente aggiornati e personale altamente specializzato; 
  • la raccolta, conservazione e analisi dei dati relativi alle irregolarità4, al rischio di frode ed alle frodi presunte e accertate, inclusi i dati risultanti dal sistema informativo "Arachne" messo a disposizione dalla Commissione Europea.
 
Ai fini della INDIVIDUAZIONE delle frodi, l'Amministrazione regionale ha adottato misure che assicurano:
la diffusione e il mantenimento di una mentalità appropriata e di competenze adeguate relativamente agli aspetti teorici e pratici connessi alle frodi, anche mediante la diffusione di guide pratiche in materia di indicatori di frode;
l'istituzione e la promozione di chiari meccanismi di segnalazione di irregolarità e presunte frodi, quali i meccanismi di whistle-blowing della Regione Puglia e whistle-blowing specifico per il POR.
 
Ai fini della RETTIFICA delle frodi sospette e accertate e dell'AZIONE GIUDIZIARIA contro di esse, l'Amministrazione regionale e l'Autorità di Gestione del POR Puglia FESR-FSE 2014-2020 hanno posto specifici obblighi e stabilito apposite procedure, che si sostanziano in:
  • l'obbligo di adozione dei provvedimenti conseguenti alla segnalazione o all'accertamento di irregolarità e di tempestiva informazione e denuncia all'autorità giudiziaria di tutte le frodi sospette;
  • un'apposita procedura per il personale per il trattamento delle frodi sospette segnalate dagli organi di polizia giudiziaria;
  • un'apposita procedura per il personale relativa alla comunicazione all'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) delle irregolarità accertate.
 
Con riferimento a tutte le quattro fasi del ciclo di lotta alle frodi (prevenzione; individuazione; rettifica; azione giudiziaria) assume un ruolo rilevante lo stretto e continuo rapporto di collaborazione dell'Amministrazione regionale e dell'Autorità di Gestione del POR Puglia FESR-FSE 2014-2020 con gli altri organi di polizia e in modo particolare con la Guardia di Finanza. La collaborazione riguarda sia le articolazioni regionali della Guardia di Finanza, sia il Nucleo della Guardia di Finanza per la repressione delle frodi nei confronti dell'Unione Europea presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
 
 
Note
 
1. Convenzione elaborata in base all'articolo K.3 del Trattato sull'Unione Europea relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità Europee, art. 1 "Disposizioni generali", par. 1, lett. a) (cfr. GU C 316 del 27/11/1995, pag. 49):
"1. Ai fini della presente convenzione costituisce frode che lede gli interessi finanziari delle Comunità Europee:
...  qualsiasi azione od omissione intenzionale relativa:
- all'utilizzo o alla presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi, inesatti o incompleti cui consegua il percepimento o la ritenzione illecita di fondi provenienti dal bilancio generale delle Comunità Europee o dai bilanci gestiti dalle Comunità Europee o per conto di esse;
- alla mancata comunicazione di un'informazione in violazione di un obbligo specifico cui consegua lo stesso effetto;
- alla distrazione di tali fondi per fini diversi da quelli per cui essi sono stati inizialmente concessi".
 
2. [4. Per quanto concerne la gestione del programma operativo, l'Autorità di Gestione:] c) istituisce misure antifrode efficaci e proporzionate, tenendo conto dei rischi individuati.
 
3. Il Codice di comportamento dei dipendenti della Regione Puglia approvato con con D.G.R. n. 1423/2014, coerentemente con il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici approvato con D.P.R. n. 62/2013 in ottemperanza alla l. n. 190/2012, cd. legge Severino, pone l'obbligo per il dipendente di informare per iscritto, all'atto di assegnazione all'ufficio/servizio/struttura regionale, il Dirigente di riferimento di "tutti i rapporti, anche per interposta persona, di collaborazione o consulenza, comunque denominati, con soggetti privati, ivi compresi società od enti senza scopo di lucro, in qualunque modo retribuiti o a titolo gratuito, che lo stesso abbia o abbia avuto negli ultimi tre anni [...]" (cfr. art. 6, par. 1.
Il Codice di comportamento dei dipendenti della Regione Puglia pone altresì per tutti i dipendenti l'obbligo di astenersi "dal prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni di conflitto, anche potenziale, d'interessi in cui siano coinvolti interessi personali, del coniuge, di conviventi, di parenti, di affini entro il secondo grado. Il conflitto può riguardare interessi di qualsiasi natura, anche non patrimoniali, come quelli derivanti dall'intento di voler assecondare pressioni politiche, sindacali o dei superiori gerarchici. Si considerano potenziali quei conflitti nei quali gli interessi finanziari e non di un dipendente possono confliggere o interferire con l'interesse pubblico connesso alle attività e funzioni allo stesso assegnate" (cfr. art. 6, par. 1). L'obbligo di astensione è inoltre esteso alle decisioni ed attività che possano coinvolgere interessi di ulteriori soggetti:
"1. [...]
a) persone con le quali il dipendente abbia rapporti di frequentazione abituale;
b) soggetti od organizzazioni con cui egli o il coniuge abbia causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito significativi;
c) soggetti od organizzazioni di cui sia tutore, curatore, procuratore o agente;
d) enti, associazioni anche non riconosciute, comitati, società o stabilimenti di cui sia amministratore o gerente, dirigente o nelle quali ricopra cariche sociali e/o di rappresentanza.
2. Il dipendente si astiene in ogni altro caso in
cui esistano gravi ragioni d'opportunità e convenienza" (cfr. art. 7, parr. 1 e 2).
 
Definizione di conflitto di interessi nell'Unione europea
Come riportato dalla Guida pratica per i Dirigenti elaborata dall'OLAF "Individuazione dei conflitti di interessi nelle procedure di appalto nel quadro delle azioni strutturali" (cfr. Cap. 1 "Definizioni"), la nozione di "conflitto di interessi" non è armonizzata a livello di Unione Europea. Pur sussistendo in tutti gli Stati membri misure penali applicabili ai conflitti di interessi, alcuni di essi non hanno introdotto una definizione espressa nel loro ordinamento. 
 
Il diritto dell'Unione Europea definisce il conflitto di interessi ai fini dell'attuazione del bilancio generale dell'Unione nell'ambito del Reg. (UE) n. 1046/2018 che, all'art. 61, par. 3, stabilisce: "[...] esiste un conflitto d'interessi quando l'esercizio imparziale e obiettivo delle funzioni di un agente finanziario o di un'altra persona [...] è compromesso da motivi familiari, affettivi, da affinità politica o nazionale, da interesse economico o da qualsiasi altro interesse personale diretto o indiretto". Un conflitto di interessi, pertanto, sorge quando una persona potrebbe
avere l'opportunità di anteporre i propri interessi privati ai propri obblighi professionali.
 
Definizione di conflitto di interessi dell'OCSE
L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha proposto la seguente definizione: "Un ‘conflitto di interessi' implica un conflitto tra la missione pubblica e gli interessi privati di un funzionario pubblico, in cui quest'ultimo possiede a titolo privato interessi che potrebbero influire indebitamente sull'assolvimento dei suoi obblighi e delle sue responsabilità pubblici" (cfr. Managing Conflict of Interest in the Public Service, OECD GUIDELINES AND COUNTRY EXPERIENCES, pagg. 24-25).
L'OCSE ha inoltre identificato tre tipi di conflitti di interessi:
- un conflitto di interessi reale implica un conflitto tra la missione pubblica e gli interessi privati di un funzionario pubblico, in cui quest'ultimo possiede a titolo privato interessi che potrebbero influire indebitamente
sull'assolvimento dei suoi obblighi e delle sue responsabilità pubblici;
- un conflitto di interessi apparente può dirsi che esiste quando sembra che gli interessi privati di un funzionario pubblico possano influire indebitamente sull'assolvimento dei suoi obblighi, ma, di fatto, non è così;
- un conflitto potenziale di interessi si verifica quando un funzionario pubblico ha interessi privati che potrebbero far sorgere un conflitto di interessi nel caso in cui il funzionario dovesse assumere in futuro responsabilità specifiche (ossia, in conflitto) ufficiali.
 
4. Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013, art. 2, punto 36): "irregolarità: qualsiasi violazione del diritto dell'Unione o nazionale relativa alla sua applicazione, derivante da un'azione o un'omissione di un operatore economico coinvolto nell'attuazione dei fondi SIE che abbia o possa avere come conseguenza un pregiudizio al bilancio dell'Unione mediante l'imputazione di spese indebite al bilancio dell'Unione".
 
lun, 29 luglio 2019 @ 12:52